•  

    Con l’automonitoraggio puoi controllare il tuo valore INR quando e dove preferisci.  

Automonitoraggio della coagulazione con CoaguChek

Sempre più persone che assumono il warfarin fanno ricorso all’automonitoraggio della coagulazione con CoaguChek, liberandosi così dalle attese in ospedali e laboratori.

I pazienti che eseguono l’automonitoraggio si sentono spesso più coinvolti nella terapia. Dato che il monitoraggio a casa avviene con più frequenza, i pazienti si accorgono di come come dieta, sonno, alcool ed esercizio fisico possono influenzare i livelli di INR: cominciano a capire il loro corpo e come affrontare al meglio la vita quotidiana. 

 

 

products-couple

Scopri la libertà di un monitoraggio più comodo per te con il Sistema CoaguChek

Line


Informazioni mediche per un maggiore controllo

 

Sempre più persone si sottopongono a terapie con farmaci anticoagulanti orali, per es. il warfarin, in quanto presentano condizioni cliniche come fibrillazione atriale e valvole cardiache articificiali che possono portare alla formazione di coaguli di sangue potenzialmente pericolosi.

Oltre a determinare reazioni differenti a seconda del paziente, la terapia con anticoagulanti orali può essere influenzata da diversi fattori quali dieta, stress, o assunzione di altri farmaci. Per tale motivo i pazienti sottoposti a tale terapia devono monitorare regolarmente la loro coagulazione, misurando tempo di protrombina (PT) e  INR (International Normalized Ratio).

Il medico utilizzerà questi valori per modificare il dosaggio del farmaco in modo che il paziente sia sempre all'interno dell'intervallo di valori ottimale, noto come intervallo terapeutico. 

Con CoaguChek INRange il paziente può misurare e monitorare questi valori a casa, assumento maggiore controllo della terapia ed evitando le lunghe attese nei laboratori di analisi. 

 

 

informazioni-mediche

L'automonitoraggio ti aiuta a conquistare maggiore indipendenza

Line


Anticoagulanti orali

 

Se vi è stata diagnosticata una trombosi oppure siete un soggetto a rischio, potreste dover assumere un farmaco anticoagulante (es. warfarin) come trattamento preventivo.

Gli anticoagulanti orali, noti anche come antagonisti della vitamina K (VKAs, Vitamin K Antagonists), sono presenti sul mercato da oltre 60 anni. I medici conoscono bene i loro rischi ed effetti collaterali

Nonostante l’ampia scelta di nuovi farmaci disponibili in commercio, studi scientifici hanno più volte dimostrato la grande efficacia del warfarin nel trattamento dei casi gravi e la scarsa probabilità di insorgenza di effetti collaterali legata al suo utilizzo.
L’assunzione del giusto dosaggio di antagonisti della vitamina K e il mantenimento del proprio INR (International Normalized Ratio) all’interno del range terapeutico sono due fattori determinanti per l’efficacia e sicurezza della terapia con il warfarin.

Mantenere il tempo di coagulazione entro il range stabilito dal medico è d'obbligo per il paziente.  Un individuo può avere la necessità di assumere un anticoagulante per poche settimane, alcuni mesi o anche per tutta la vita.  Ma indipendentemente dalla durata della terapia, i livelli di coagulazione devono essere misurati su base regolare ed è qui che entra in gioco il vantaggio dell’automonitoraggio del valore INR.

Il paziente che inizia una terapia di questo tipo non deve sentirsi a disagio! Esistono oltre 6 milioni di persone che assumono anticoagulanti orali a lungo termine.

Line


Perché assumere anticoagulanti orali

 

Il corpo umano possiede un complesso meccanismo chiamato coagulazione che porta il sangue a coagulare in caso di ferita. In condizioni normali questa risposta è necessaria all’organismo per guarire, ma in presenza di certe patologie, dette trombotiche, questo stesso meccanismo può portare alla formazione di coaguli indesiderati potenzialmente mortali.

Le principali cause per le quali è necessaria la terapia anticoagulante sono:

  • Fibrillazione atriale - irregolarità del battito cardiaco che può causare la formazione di trombi a livello delle pareti atriali (una parte del cuore)
  • Protesi valvolari cardiache –  il trapianto di valvole cardiache con protesi meccaniche. L’organismo può reagire al “corpo estraneo” e innescare un processo coagulativo indesiderato 
  • Trombosi venosa profonda (TVP) - formazione di un coagulo all’interno di una vena della circolazione profonda del muscolo della coscia, della gamba o della pelvi
  • Ictus: un coagulo originatosi in una parte diversa del corpo migra al cervello causando una interruzione dell’apporto di sangue 
  • Infarto: il tessuto muscolare cardiaco danneggiato da un infarto può portare alla formazione di coaguli a livello del cuore

Se si sviluppa un trombo in una delle regioni sopra elencate, c'è il rischio che venga trasportato dal sito di origine verso un'altra regione del corpo, dove può causare ostruzione dei vasi sanguigni e ulteriori danni.

 

 

coaguchek-pro-ii

Scarica l'opuscolo informativo


Opuscolo per il paziente

Fibrillazione Atriale (FA)

La fibrillazione atriale è un disordine del ritmo cardiaco ed è comune nelle persone anziane (riguarda quasi il 10% delle persone di oltre 80 anni). Negli individui sani, in condizioni di riposo, un battito cardiaco regolare è normalmente compreso tra 60 e 100 battiti al minuto, ma i pazienti con FA attraversano periodi con frequenza cardiaca troppo bassa o troppo alta (fino a 175 battiti al minuto).

Il cuore di una persona con FA freme, o fibrilla, rapidamente e in modo irregolare, piuttosto che battere in modo efficace. I sintomi consequenziali sono palpitazioni e respiro corto. Significa inoltre che il flusso di sangue all'interno del cuore stesso può diventare lento ed esiste il rischio di formazione di coaguli sulle pareti cardiache, in particolare all'interno di una camera del cuore detta atrio.  Tutto ciò può portare ad un infarto.

Gli anticoagulanti protraggono il tempo necessario alla formazione del coagulo e ne riducono quindi il rischio di sviluppo.

Valvole cardiache artificiali

La chirurgia cardiaca moderna ha trasformato la vita di molte persone con valvulopatia congenita o acquisita. Quando una valvola cardiaca viene danneggiata, essa si restringe o non si chiude più del tutto. 

La valvola può essere sostituita con una valvola"biologica", ad esempio sintetizzata a partire da tessuto suino, o con una valvola meccanica realizzata in materiale sintetico.


Le valvole cardiache meccaniche sono molto resistenti, ma determinano un rischio maggiore di formazione di trombi. Per ridurre tale rischio, il medico può prescrivere un anticoagulante.

Trombosi venosa profonda ed embolia polmonare

La trombosi venosa profonda (TVP) si verifica quando si forma un coagulo ematico all'interno di una vena. Generalmente il trombo si sviluppa nel polpaccio, nella coscia e talvolta in altre zone del corpo con vene profonde.

Alcuni dei sintomi più comuni della TVP sono:

  • Senso di debolezza alla gamba
  • Rossore
  • Gonfiore e sensazione di tensione simile a quella dello "stretching"
  • Dolore

Alcune TVP sono tuttavia asintomatiche.

Il rischio di TVP può aumentare nelle seguenti condizioni:

  • Immobilità protratta, ad esempio se si viaggia a lungo senza la possibilità di stendere o muovere le gambe
  • Una condizione medica che limiti il normale movimento o la normale attività
  • Chirurgia ortopedica o patologia che richieda un trattamento come la chemioterapia
  • Condizioni genetiche o ereditate
  • Danno venoso esistente per pregressa TVP
  • Uso di pillola contraccettiva o terapia ormonale sostitutiva
  • Gravidanza

Alcuni individui scoprono di avere una TVP solo quando si sviluppa un'embolia polmonare come risultato del distacco di un trombo presente nella gamba che viaggia fino al polmone attraverso il flusso sanguigno. L'embolia polmonare è una condizione molto seria.

L'embolia polmonare o EP è la presenza di un embolo nel polmone, generalmente originatosi da piccoli vasi del sistema venoso presenti nella gamba. Trasportato dal flusso sanguigno, un coagulo di sangue arriva praticamente ad occludere uno dei vasi che irrorano i polmoni. La sezione di polmone interessata non viene più raggiunta dal naturale flusso dl sangue e questa condizione può portare a un ictus.

I sintomi più comuni dell'embolia polmonare sono:

  • Dolore acuto al petto, che si intensifica durante un respiro profondo
  • Respiro corto
  • Pressione arteriosa bassa
  • Sudorazione
  • Ansia

Tali sintomi sono comuni anche ad altre condizioni; tuttavia, poiché l'embolia polmonare è potenzialmente letale, in presenza di tali sintomi è opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia o recarsi subito al Pronto Soccorso più vicino.

Le persone che sperimentano un'embolia polmonare potrebbero necessitare di un ricovero di diversi giorni, fino a quando non si mette a punto per loro un adeguato trattamento anticoagulante. La durata della terapia potrebbe essere di 6 mesi o anche maggiore.

Line


Nuovi farmaci anticoagulanti

 

Sul mercato sono stati introdotti nuovi farmaci anticoagulanti orali che non richiedono monitoraggio.

Di seguito i risultati di recenti studi:


Studi hanno dimostrato che eseguendo più controlli dell'INR, l'incidenza di emorragie maggiori che si riscontrano con l'utilizzo di dabigatran 150 mg o warfarin1  è simile.


Il mantenimento costante dell'INR nel range 2.0–3.0 con warfarin porta ad un minor rischio emorragico2.
 

Un basso rischio emorragico che si ha con dabigatran (inibitori del fattore Xa)3 focalizza l'attenzione sull'importanza del monitoraggio INR e sull'aggiustamento del dosaggio terapeutico anche nei pazienti che assumono il warfarin.

 

L'assunzione di wafarin associata a monitoraggio deve rappresentare la cura standard per il paziente nei seguenti casi:

 
  • Rischio esistente di non-compliance4,5,6
  • Presenza di co-morbilità (ipertensione, insufficienza cardiaca, diabete)6
  • Insufficienza renale5
  • Presenza di valvola cardiaca meccanica4
  • Età avanzata (> 75 anni)4

 

 
  • Presenza di aumentato rischio emorragico7
  • Difficoltà a sostenere i costi7
  • Il paziente è un bambino o un adolescente7
  • Il paziente preferisce un farmaco che abbia un antidoto7
  • Il paziente è intollerante ai nuovi farmaci8